Passa l'istoria operatrice eterna.
tela tessendo di sventure e di glorie;
uman pensiero, a nuovi casi audace,
romperla crede.
E tuttavia, silenziosa fati
nuovi aggroppando ne la trama antica
tesse e ritesse l'ardua tessitrice,
tra l'alpi e il mare...
 
CARDUCCI.
 
 
 
 
 
 
 
PARTE 1
STORIA
 
 
Casandrino di ieri
 
 
 
Governo del comune di Napoli
 
 
Il Comune di Napoli anticamente era governato dai gentili uomini delle
Piazze nobili di Capuana, Montagna, Forcella,Nido,Portanova o di Porto.(4)
Appartenevano questi Nobili alle famiglie Patrizie Napoletane e dovevano
essere cavalieri maggiori di anni 21 o emancipati.Le piazze Nobili( o
Sedili) erano uguali tra loro e non avevano preminenza di sorta, solo i
nobili di Capuana e di Nido per numero di personaggi, per titoli, feudi e
ricchezze erano tenuti in maggiore considerazione,Ogni Piazza del popolo
costituivasi dai  ventinove capitani delle ottine che venivano scelti dal
Re o Vice Re, tra cui sei persone nominate dal popolo.Il loro ufficio era
annuo, potevano però essere riconfermati.Ciascuna Piazza nobile era
rappresentata e governata dai sei cavalieri deputati, meno quella del Nido
che ne avevano semplicemente cinque, donde questi deputati ebbero il nome
di cinque o sei. La Piazza popolare era governata dal proprio eletto e da
dieci consultori scelti e nominati in ciascun anno da 58 procuratori
eletti dal popolo.Le Piazze nobili avevano la facoltà di poter privare i
loro membri dei diritti e degli onori del Seggio; alcune avevano privilegi
speciali. Quella di Capuana ad esempio, aveva il privilegio di ricevere
solennemente il nuovo Arcivescovo,e dare il capo alla magistratura
popolare che reggeva la casa della SS. Annunziata; al Sedile di Porto e
alla Piazza del Popolo era riservata la giurisdizione esclusiva del
mercato.Il Sedile di Capuana aveva l'estaurite, cioè il Governo e
l'Amministrazione di alcune Chiese come quella di S. Maria del Tomacelli;
quella del Nido aveva l'estaurite della chiesa della Trinità, e quella di
Porto, l'estaurite di Santa Brigida.Le Piazze deliberavano su tutto quanto
riguardava l'Amministrazione del Comune;nominavano gli ambasciatori ed
agenti della Corte, i Cappellani del Tesoro e tutti gli Ufficiali Maggiori
o minori, che erano in dipendenza della Città.Il Sindaco per turno veniva
nominato dalle Piazze Nobili(ordine rotae, rotam servando) queste avevano
anche il diritto di creare in occasione di mutamenti politici per guerre o
per invasione nemica una Giunta, la quale assumeva il Governo Politico
della Città e in certo modo anche del Regno e dicevasi Deputazione del
buon Governo, aveva anche l'attribuzione di deliberare i donativi del Re e
imporre le gabelle necessarie in tutto il Regno.La Città di Napoli nei
tempi a cui si riferiscono le carte dell'Archivio Municipale aveva un
patrimonio particolare che consisteva in gabelle ed arredamenti propri, in
olearia era un cespite assai considerevole così nell'entrata come nelle
spese della Città ad essa spettava pure l'ius patronatus sulla Cappella
del Tesoro di S. Gennaro del Duomo e su qualche altra chiesa o
luogo pio, in Napoli o nelle vicinanze.La Città nei tempi di cui
discorriamo era divisa in ventinove ottine, le quali ordinariamente si
comprendevano in 9 quartieri. Sette borghi facevano parte integrale di
essa e 37 casali formavano il suo distretto o territorio. Ciascuno di
questi aveva un particolare governo di propri eletti e sindaci che
talvolta venivano chiamati per trattare di cose riguardanti il comune
interesse.
 
 
Come si chiamavano i Casali?
 
I Casali di Napoli anticamente si chiamavano Vici, Villae,Pagi, ecc.Questi
facevano un corpo con la città godendo l'immunità, privilegi e prerogative
di essa. (5) I Casali avevano le consuetudini napoletane; pure sembra che
avessero una tal quale indipendenza amministrativa.Ognuno di essi ha la
sua storia ed anche la sua mitologia:nella storia dell'origini dei popoli,
delle Città, delle famiglie, vi é sempre una larga parte di favoloso o di
fantastico. Per quello che concerne i Casali di Napoli sarebbe
interessante salendo alle loro origini ricercare quanto vi è di vero,
quanto di fantastico nelle notizie che si hanno intorno ad esso. Un altro
studio sarebbe curioso: intorno ai culti che alcuni ebbero per particolari
santi, al modo affatto speciale per onorarli e del quale ora si trovano
ricordi.Le origini dei Casali variano, ma in generale essi sorsero o
intorno a un santuario, o intorno ad un palazzo feudale.Di quelle di
Casandrino si racconta che : le case situate nel locus Casandreni si
fortificarono verso l'anno 1000 della era volgare, aspettato con grande
ansietà da molti perché credevano essere quello l'anno della fine del
mondo.Questa credenza aveva prodotto l'abbandono di ogni fatica e
coltivazione;quindi la carestia tormentava tutti, Il male incrudeliva e le
campagne venivano infestate da sbandati, fuorusciti e masnadieri.
Gl'indigeni per difendersi dovevano, stare insieme in luoghi pressocchè
inaccessibili o comunque forti per natura onde potervisi facilmente
rinchiudere e difendere.Spuntarono così i primi nuclei del territorio di
Napoli,che ebbero poi il nome dei Casali.Casandrino, come vedremo in
seguito, segnava il confine tra Napoli e la Liburia, ossia Terra di
lavoro.
 
 
Casandrino è il 21° Casale di Napoli.
 
 
Gli storici dei Casali di Napoli che numero danno a Casandrino?Il 21°.Un
primo elenco l'abbiamo negli studi fatti dal Capasso sul Ducato
Napoletano.Egli dice che nell'Ager Neapolitanus i Casali erano 47.
Casandrino é il 21°; eccone l'elenco: (6)1° Pausillipus; 2° Foris Crytam;
3° Subtuscaba (Soccavo):4° Planuiria; 5° Antinianum, ad illa Conucla
(Conocchia);6° Caput de Monte ; 7° Secundilianum ; 8° Miana ; 9° Claulanum
(Chiaiano); 10° Piscinula ; 11° Pulbica (Polvica); 12° Balusanum ;
13°Maranum ; 14° Calbectianum (Calvizzano); 15° Granianum pictulum;
16°Munianum ;17° Cuculum (Panicocoli ora Villaricca); 18°
Caloianum(Qualiano); 19° Iulianum ;20° Malitum ; 21° Casandrum seu
Casandrinum ; 22° Malitellum;23° Anthimus; 24° Fracta ; 25° Grumum;
26°Arcupintum ;27° Afraore - Cantorellum ; 28° Artianum ; 29° Lanceasinum;
30° Casauria ; 31° S. Petrus ad Paternum, seu Paternus ad S. Petrum ;
32°Arcora ; 33° Pomilianum Foris Arcora ; 34° Licianum foris Arcora ;
35°Pacianum foris. Oltre il Sebeto :erano : 36° Quartum ; 37° Giniolum ;
col precedente si forma S. Giovanni a Teduccio ; 38° Casabalera ;
39°Tertium ; 40° Sirinum (dove ora è Barra) ; 41° Ponticellum ;
42°Porclanum;43° Grambanum ; 44° Capitinianum ad S. Ieorgium (questo e il
precedente formano S. Giorgio a Cremano) ; 45° Portici;46° Resina ; 47°
S.Andreas ad Sextum (ove ora è Pugliano);48° Calastrum ; 49° Sola.Un
secondo elenco di Casali si ricava da una carta che contiene un ricorso di
popolani e di revocati dei Casali circa il pagamento di alcune collette e
la decisione della Magna Curia.(7)
 
 
 
I revocati erano coloro che per esimersi dalle fiscali imposizioni e
collette abbandonavano i loro paesi e ciò in danno degli altri cittadini i
cui pesi venivano così ad essere aumentati: quindi erano richiamati ai
loro paesi ed erano detti revocati. Essi non volevano pagare neanche nei
paesi ove si trasferivano.
 
 
 
In un cedolare dell'epoca Angioina, troviamo un altro elenco di tutti i
Casali di Napoli, e Casandrino è sempre registrato il 21°. Da tale elenco
risulta la tassa che gli abitanti pagavano e i nomi dei collettori
deputati alla riscossione; si potrebbe approssimativamente ricavarne anche
la popolazione dei Casali a quel tempo. (8)Il Cedolare registra i seguenti
Casali:1° Turris Octava, detta anche Torre del Greco dal vino greco che
produceva; 2° Resina ; 3° Portici ; 4° Sanctus Anellus de Cambrano ;
5°S.Georgius ; 6° S. Iohannes ad Tuduczulum;7° Casabaleria; 8° Sirinum;
9°Sanctus Ciprianus; 10° Ponticellum Magnum et Parvum; 11° Tertium ;
12°Porclanum ;13° S. Petrus ad Paternum ; 14° Porzanum ; 15° Casauria ;
16° Canterellum 17° Afragola; 18' Arcus Pintus; 19° Fracta Maior ;
20°Grumum ; 21° Casandrenum ; 22° Arzanum ; 23° Casavatore; 34° Lanzasinum
25° Seeundulianum ; 26° S. Severinus ; 27° Mianella ; 28° Miana ;
29°Pollena ; 30° Piscinula ;31° Marianella ; 32° Polvica ; 33° Playanum
(Chiaiano) ; 34° Vallisanum ; 35 Turris Marani ; 36° Maranum; 37°Carpignum
38° Panicocolum; 39° Malitellum; 40° Caliana (Qualiano);41° Pianura ;
42°Posillipum ; 43° Succavus. A questi 43 bisogna aggiungere Calbiczanum,
Mugnanum et Malitum. Complessivamente i Casali erano tassati per once 186
mentre tutta Napoli per once 506; la popolazione dei Casali era quindi
calcolata su questa base la quarta parte di quella di Napoli ; era da 25 a
28mila abitanti. (9)Sotto gli Aragonesi i Casali furono esentati dal
focatico,perciò non vi fu nessuna ragione di fare enumerazione ufficiale
di essi e quindi mancano da questo lato notizie precise intorno alla
popolazione che varia in ogni secolo e dominazione. (10)
 
 
Relazione tra Napoli e i suoi Casali
 
 
Le relazioni tra Napoli e i suoi Casali sono state sempre strettissime, i
vantaggi che ritrassero dalla vicinanza di questo centro così importante,
sono stati sempre notevoli.(11) Ad eccezione dell' epoca Viceregnale (in
cui il grande aumento della popolazione fu dovuta ai Baroni che lasciavano
i loro feudi per venire alla capitale) in altri tempi la popolazione dei
Casali crebbe parallelamente a quella della Città .
 
 
Epoca Angioina
1265 al 1442
 
 
Nell'epoca Angioina gli abitanti di Casali oltre alle collette ed altre
fiscali imposizioni soggiacevano a maggior peso degli altri sudditi del
Regno, cioè al pagamento annuale alla R. Corte di tre tareni.Politicamente
avevano il privilegio di essere del R. Demanio. Ma tal privilegio di cui
cedettero anche sotto gli Angioini non fu veramente molto rispettato e
vennero dati parecchie volte in feudo ; alcuni si ricompravano col loro
danaro in virtù dell'ius praeIationis, ma ciò nonostante e in barba a
tanti reclami erano riconcessi in feudo soprattutto in quell'epoca
Viceregnale in cui tanto danaro fu estorto a Napoli a beneficio dei Re
Spagnoli.Il VTiceré Conte di Monterey vendé tutte le terre demaniali
compresi i Casali di Napoli, sia che avessero tale privilegio per grazia
del Re, sia che l'avessero acquistato riscattandoli ; e nel 1783 di 30
casali esistenti, 20 erano baronali.Più rispettata fu la prerogativa avuta
dagli Aragonesi in poi di non pagare le imposte di Napoli, queste però
riguar dava soltanto le tasse ordinarie con tutti i donativi che Napoli
offriva ai Re di Spagna.I Casali non pagavano imposte di consumo, lo prova
il diploma di concessioune di Ferrante d'Aragona ad Angelo Cuomo, nel
quale concede a tutti coloro che vanno ad abitare nelle case da lui
edificate presso Arcora (primo nucleo di case di CasaInuovo) tutte quelle
immunità e franchigie degli altri Casali di Napoli e li esenta da
qualsiasi gabella,tranne quella imposta per riparare le mura di Napoli, e
concede altresì di vendere, vino greco, mosto ed altre qualsivoglia cosa,
soliti a  vendersi in altri ospizi, franchi, detti vani, da qualsivoglia
diritti terziari ed altre gabelle, praeter,quelle per le mura di Napoli.
Così su per giù con relazione un po vaghe si andò innanzi sino alla
restaurazione, dopo la quale i Casali divennero comuni Suburbani.Nel 1783
troviamo solo 30 Casali ; gli altri erano entrati nella cinta cittadina,la
quale era molto estesa ; dal lato del mare giungeva dov'è ora la
Parrocchia di S. Giovanni a Teduccio, in seguito si è venuta stringendo
sempre più, e di Casali sono stati sempre avventurati, specie ora che le
vie di comunicazioni sono tante più facili e ognuno di essi vede crescere
la sua popolazione e la sua ricchezza sempre all'ombra di Napoli.
 
Un documento importantissimo per la storia della topografia nostra è la descrizione
dei confini di Napoli e dei suoi Casali fatti a due riprese nei secoli XVll e XVIII
in occasione  arredamento della gabella sulla farina (12).
 
 
 
I Longobardi in Italia.
 
 
I Re Longobardi che succedettero ad Alboino, estesero per le successive
conquiste lo Stato a tutta la penisola, salvo la spiaggia lungo il mare
Adriatico, la quale rimase soggetta ai Greci, e salvo altresì le Città di
Roma, Napoli e Venezia,le quali dapprima furono sottoposte ai medesimi
Greci, quindi si resero indipendenti (13).
Tutto il Regno dei Longobardi fu distribuito in 36 grandi Province e sotto
altrettanti Duchi. Ciascun Duca capitanava in guerra le genti soggette, e
le reggeva in pace.Ogni ducato comprendeva parecchi distretti. Ogni
distretto era retto da un centenario : ogni villaggio era retto da un
decano.Ciascuna famiglia obbediva al proprio capo il quale stava garante
per essa dinanzi al decano o al centenario. Tutti iLongobardi atti alle
armi erano obbligati a servire in guerra.Questi popoli di origine
scandinava con violenza, si rovesciarono su l'Italia settentrionale,
spargendo ovunque terrore e morte. Dall'Italia settentrionale passarono
nella centrale e attraverso la Toscana e l'Umbria si spinsero fino alla
nostra regione ove fondarono il ducato di Benevento e più tardi estesero
il dominio a Napoli e nelle sue vicinanze.Lo Stato dell'Italia Meridionale
era veramente miserando ed atroce, i Duchi di Benevento, Capua, Amalfi,
Napoli, Salerno erano in continue lotte tra loro, causato dai Longobardi,
ma Costante Secondo li guerreggiò, soggiogò buontratto del Ducato
Beneventano, occupò varie terre dei Longobardi ed istituì Duca di Napoli
un certo Basilio. Così nacque il Ducato di Napoli che combattè contro le
barbarie dei Longobardi, dei Saraceni, e dei Normanni fino al 1140.
 
 
L'ultimo periodo del ducato (14)
dal 900 al IOOO
 
 
Dopo che Pandolfo IV fu espulso da Napoli continuò a mostrarsi vivo
l'antagonismo fra le due razze in un seguito di offese e moleste
reciproche. Tacque finalmente quando si compi l'ultima rovina della razza
Longobarda di li a meno di mezzo secolo. Scomparso ogni avanzo del suo
dominio sopravvisse il ducato di Napoli, per più di 60 anni, saldo,esso
solo, contro la potenza formidabile che abbattè e sommerse quanti erano da
secoli fattori storici dell'Italia meridionale. Perchè, sia in questo
strascico della lotta vecchissima fra Napoletani e Longobardi, sia negli
ultimi scoppi altrove del malcontento indigeno contro la dominazione
bizantina, sia nello sviluppo degli intrighi e di gare perpetuatesi
nell'interno dei singoli stati e fuori fra Stato e Stato, quando morirono
le ultime faville della rivalità fra i due imperi, nacque e si fece largo
la nuova forza dei Normanni che finì per confondere in un solo stato tutti
i diversi statarelli e domini precedenti e creare un'era nuova nella
storia del mezzogiorno.
 
 
 
 
I Normanni
nel mezzogiorno d'Italia
 
 
Alla Potenza dei Normanni soggiacque il Ducato. Al principio del 1024
quaranta pellegrini Normanni tornando su navi Amalfitane di Terra Santa
posero l'ancora a Salerno mentre appunto si presentò dinanzi alla Città
una flotta di saraceni richiedendo una forte contribuzione. Bandite le
armi in compagnia di pochi cittadini i valorosi normanni s'avventarono
sopra i pirati e ne fecero terribile strage. Né oro,nè promesse li
poterono trattenere e tornarono alla Patria promettendo di mandare altri
della loro Nazione.
 
 
I Drengot
 
 
Invero poco dopo (1017) col pretesto di andare a perdono al Monte Cargano
arrivava il cavaliere Drengot con cento compagni a Salerno e unitosi a
Melo, potente fuoruscito di Bari, riportava tre vittorie sui Greci e fu
poi disfatto a Canne ove perirono parecchi dei suoi commilitoni. I
superstiti con l'aiuto venuti dalla Normandia combatterono al soldo di
Enrico Imperatore, dei Principi di Salerno e di Capua, ed ebbero in premio
del dimostrato valore la Città d'Aversa, col titolo di conte ; a Rainulfo
successe il fratello Drengot come vedremo.
 
 
Contea d' Aversa,
Primo dominio dei Normanni. (15)
dal IOOO al 1130
 
 
Prima della restaurazione di Sergio IV, nulla aveva tolto ai Normanni alla
vita randagia di soldati mercenari. Il territorio che, secondo qualche
analista tedesco, avrebbe loro concesso quaggiù, dovette essere quel
dominio della contea di Sora, che l'Imperatore donò propriamente ai tre
nipoti di Melo affidati alla difesa di un drappello normanno e la
successiva licenza di abitare in Puglia, che diè Corrado Il ai Normanni,
unite ai suoi principi per difendere dai Greci questi termini del suo
Regno non fu certo concessione di dominio. Il Duca Sergio di Napoli fece
prima una tale concessione; e primo fra i principi del paese contrasse
parentela con uno di quegli stranieri. Della vasta pianura, che si
distende a Settentrione di Napoli, circoscritta in forma di rombo, dalle
alture di Capodimonte, da Cancello, da Capua,e dal lago di Patria il lembo
settentrionale era campagna di Capua; la zona media appartenente alla
Liburia e il Lembo Meridionale, Campagna di Napoli, obbedivano al Duca di
questa Città. Niun luogo al mondo, cantava il poeta Pugliese, era più
giocondo, di quel tratto della Liburia, pieno di ricchezza,utile, ameno,
abbondante di seminati, di frutti, di prati di albereti (16).Quivi su
l'uno e l'altro fianco della via che da Napoli correva quasi diritta
all"Anfiteatro dell'antica Capua, tagliando a mezzo quella distesa
verdeggiante di campi, spargevansi numerosi villaggi e casali, assai più
che non siano oggi. Perchè nei documenti del tempo, coi nomi tuttora vivi
di Casolla, S'Adiutori, Teberola, Saviano, Piro, Pascariola ed altri,
ricorrono quelli, oggi periti di casa Aurea, Raviosa,Pastorano, Decazano
ed altri. In mezzo a questi si appiattava in silenzio un altro aggregato
di abitucci campestri, aggruppatisi probabilmente attorno ad una chiesa di
S. Paolo quasi al centro del rombo indicato. Contro l'opinione comune,
Averza già esisteva, prima del 1030. Ma il nome oscuro fino allora che
indicava nulla più che quel casale, solo allora salì in fama, fatto in
borgo, sede di un conte ed elevato a Città munita. Narra il più antico
storico dei Normanni che Sergio IV ristorato nel dominio, perchè non gli
potesse far danno la milizia di Pandolfo, andò da Rainulfo,uomo ornato di
ogni virtù che convenga a cavaliere e gli diè moglie sua sorella, di
fresco rimasta vedova del conte di Gaeta e gli chiese che si ponesse
contro la superbia del principe Pandolfo. Quindi, per rintuzzare la
ferocia di questo nemico fece attorniare Aversa di fossati e di siepi,le
assegnò a patrimonio un tratto feracissimo della Liburia sparso di molti
casali e vi stabilì come conte il cognato Rainulfo.Il Duca di
Napoli,dunque diè mano aIl'opera di ampliamento e di difesa della vecchia
borgata allorchè la concesse a Rainulfo, per farsene baluardo contro il
principe Capuano. Il conte, suo vassallo, prosegui e condusse a termine
l'opera. E compiuto che ebbe le mura della città di Aversa, Rainulfo spedì
legati in patria che facessero accorrere qui altri Normanni riferendo
quando sia amena la fertilità pugliese promettendo subito ricchezze ai
poveri, altre fortune ai ricchi. Le quali cose udite, poveri e ricchi
vengono qui in gran numero. Ne cresce ogni di più l'onere dei Normanni e
ogni dì più si moltiplicano i cavalieri. Da questo ebbe principio in
Italia la nuova potenza straniera. Poi nutrita da un'immigrazione
continua, crebbe e dilagò con portentosa rapidità resi successivamente con
astuzia e valore,strumento della fortuna Normanna tutti gli elementi
politici del paese e i suoi varii bisogni con quello del ducato di Napoli
di guardarsi da Capua. Cosicchè, nel corso di una metà di vita d'uomo o
poco più distrutti gli ultimi avanzi della vecchia dominazione
longobarda,scacciata dai suoi ultimi rifugi la più vecchia signoria
bizantina, abbattuto per sempre il diritto di supremazia che s'erano
contesa i dui imperi d'oriente e d'occidente, tutto soggiacque all'urto
della nuova forza, meno il piccolo Stato napoletano.
 
 
Il Ducato autonomo
 
 
Con quel baluardo al confine, il duca Sergio si tenne sicuro del principe
Pandolfo, tanto da osar qualche offesa. L'Abate Teobaldo, che,da
quattr'anni, rimesso da Montecassino, viveva quasi prigioniero in un
convento in Capua,segretamente richiese il duca di Napoli che lo andasse a
liberare, E il duca nel giorno stabilito si recò con i militi al luogo
convenuto. Teobaldo uscì di Capua, come a passeggio, s'inoltrò fino alla
Chiesa di S. Marco alle pendici del Monte S. Agata e di qui passo passo
andò a raggiungere le milizie di Sergio con le quali si mise in salvo a
Napoli.Dall' argine opposto a mezzodì, parve respinta altrove l'attività
di Pandolfo IV. Prima ne sentì i colpi Gaeta, che Emilia, vedova di
Giovanni III, reggeva in nome del nipote Giovanui V.Contro di lei che
aveva dato ricovero a Sergio IV, esule,e forse anche soccorsi alla
ristorazione il torbido principe sfogò a un tempo la sete di vendetta e di
maggior dominio.La donna ed il fanciullo disparvero non so come e
quell'indigeno cadde in potere del principe longobardo 1032 che accrebbe
l'usurpazione in danno di Montecassino, molestò i monaci del
Volturno,tentò anche in ultimo di rapire il principato beneventano al suo
parente Pandolfo III; ma lasciò in pace il duca di Napoli, finchè gli
seppe devoto il forte Conte di Aversa ecc, ecc....
 
 
Casandrino occupato dai Normanni
1033
 
 
E in quel crescere dei nemici, Pandolfo IV pensò spezzare il legame fra
Sergio lV di Napoli e il normanno Rainulfo. Lo favori la fortuna togliendo
dal mondo la principessa Napoletana data in moglie a costui e più ancora
la mutabile fede dell'antico mercenario. Una sorella del principe sedeva
sul trono di Amalfi, moglie com'è da credere di quel duca Giovanni Ill. E
il principe ne offerse la figliuola al conte di Aversa chiedendogli pace
ed amicizia. Il cupido conte accettò il partito, passò ai servigi di
Capua, contro quanti erano nemici di Pandolfo, divenuto suo zio, e staccò
in tutto e per sempre da Napoli quell'altro territorio. D'allora quindi,la
la nuova città di Aversa, sorta a baluardo del ducato, fu ai napoletani
minaccioso e molesto avamposto di nemici. Di là i normanni si estesero
inoltrandosi fin dentro l'agro di Napoli vi occuparono Casandrino,Grumo,
qualche altra terra, soggiocarono Acerra al confine della Liburia,
ridussero a loro dominio tutto intero il Lago di Patria.E i cittadini di
Napoli maledissero all'insolenza dei cupidi vicini. che ne usurpavano gli